La nostra scuola per i bimbi del Kenya City Milano 07/10/08
ADRIANO E GIOVANNA I Ghirardello sono due imprenditori lombardi. Hanno usato il loro spirito pratico per aprire il primo orfanotrofio autosufficiente del Kenya. Che ha cambiato le loro vite. Vi prendete cura di 50 bambini orfani,
lavorate a un progetto che trasformerà
un intero villaggio.Come ci siete arrivati? Adriano: È che non siamo bravi a fare i
turisti! Dopo che abbiamo rinunciato a
fare gli imprenditori in Italia, ci siamo
presi un periodo di ripensamento, in Kenya.
Giovanna: Ma non riuscivamo a
stare solo al mare.
Abbiamo iniziato a girare
intorno a Malindi. E a Pumwani
abbiamo incontrato una maestra che insegnava
sotto un albero.
Non c’era la scuola? Adriano: No. E in Kenya, se non c’è una scuola statale, sono i genitori a pagare gli insegnanti. Lì sono tutti molto poveri. La maestra ci ha chiesto di procurarle almeno un tetto. Quanto poveri? Adriano: Al punto che la gente non ha abbastanza da mangiare. Le donne devono fare 20km ad andare e tornare, per prendere una tanica d’acqua al fiume. Famiglie intere vivono in capanne di fango diroccate, senza protezione dalla malaria, che lì è endemica. L’ asilo è il cuore dell’ orfanotrofio? Giovanna: Ci ha fatto capire che un tetto non bastava. Abbiamo scoperto che c’erano oltre 50 orfani nel villaggio. Sono tantissimi, come mai? Giovanna: Nella maggior parte dei casi i genitori sono morti di Aids o in incidenti stradali. E come facevano a sopravvivere? Giovanna: Grazie alla famiglia allargata. Ma erano bimbi di serie B. Dovevano lavorare, non andavano a scuola, se non c’era da mangiare per tutti, erano loro a non mangiare. Adriano: Alla fine, abbiamo capito che l’unico modo per aiutarli era costruire un orfanotrofio. Il governo keniota ci ha dato il via libera. Quanti anni hanno i bambini? Adriano: dai 3 fino ai 15 anni. La selezione non è stata facile. Giovanna: Come fai a scegliere tra un bambino orfano, e uno che ha i genitori, ma è poverissimo? È stato terribile decidere chi “salvare”. Basti pensare a Kache. Chi è Kache? Giovanna: Una bimba che ci ha cambiato la vita. Il 15 maggio del 2008, il giorno del suo primo sorriso, è una data storica. Prima non aveva mai sorriso? Adriano: A quattro anni non sorrideva, non parlava,non giocava. Aveva un sacco di tic nervosi. Tutti al villaggio la davano per persa. Quando abbiamo visto dove viveva, abbiamo capito perché. Cioè? Giovanna: Per terra, in una capanna diroccata, in mezzo alle capre. Con i fratelli di 12, 10 e 8 anni. Fuori dalla capanna c’erano le tombe dei genitori. Due mucchietti con le croci. Ora dove vivono? Giovanna: nell’orfanotrofio, con gli altri 50 bambini. In una casa di mattoni, vanno a scuola la mattina, il pomeriggio fanno sport, hanno sempre da mangiare. E Kache? Adriano: un giorno,quest’estate, ci è venuta incontro con gli altri bambini. Mia moglie l’ha salutata: “Kache, come stai?” E lei: “Poa!”, che in swahili vuol dire “bene”. Mammamia! Da allora ha iniziato a parlare. I tic sono spariti. È tornata a vivere. Quanto costa mantenere un bambino? Giovanna: Solo il cibo, i vestiti e le medicine sui 250-300 euro all’anno. Ma se si aggiungono i costi della struttura,di più. Adriano: Per adesso, però, perché, con la nostra mentalità bacata da imprenditori, abbiamo costruito l’orfanotrofio in modo che col tempo si mantenga da solo. Quindi la struttura è autosufficiente? Adriano: Abbiamo l’orto, una piantagione di alberi che servono a costruire i tetti e che tra 3-4 anni potranno essere venduti. Per risparmiare, ci siamo inventati una fabbrica di mattoni. Che adesso va avanti, grazie all agente del posto. Avete messo su un progetto di “partenza”, non di assistenza... Adriano: Esatto, l’obiettivo è quello. Anche perché i ragazzi, a 18 anni sono costretti dalla legge a lasciare l’orfanotrofio. In questo modo si trovano un mestiere tra le mani. Giovanna: Ora gli altri orfanotrofi kenioti ci chiedono di prendere i loro 18enni. Prossimi progetti? Adriano: Estendere il modello alla scuola del villaggio,dove vanno 300 bambini. E, se troveremo i soldi, costruire anche un istituto professionale per i 18enni. Cosa ha significato per voi il progetto? Adriano: Noi non abbiamo figli insieme, è importante questo, e i bimbi ci hanno toccato dal punto di vista umano... Giovanna: Be’, ci hanno cambiato la vita! Prima, avendo delle aziende, dovevamo avere un certo tono, un certo modo di vestire,di fare gli inviti... Adriano:Ora non conta. Contano loro. Il progetto di Adriano e Giovanna, Gaya Italy Onlus, ha bisogno di aiuto. Per donazioni: PayPal sul sito su www.comitatogaia.it. Oppure su c.c. Iban: IT39 R 03204 22800 000000000003 Swift: BDLEIT21030 Elena Tebano elena.tebano@rcs.it |
1988 Giovanna Grampa e
Adriano Ghirardello si
innamorano. Dopo dieci anni si
sposano, “senza dirlo a nessuno,
c’erano soli i nostri genitori”.
2001 Giovanna deve chiudere la sua azienda tessile, per la crisi che colpisce il settore. Adriano lascia la gestione diretta della sua attività. 2004 Iniziano la costruzione di un asilo per i bambini di Pumwani, in Kenya. 2008 Ad agosto inaugurano l' orfanotrofio. Kache, 5 anni, inizia a parlare. “Per altri 10-12 anni sarà con noi: avremo modo di insegnarle tante cose”. 2009 Inizieranno a costruire la scuola per 300 bambini, gli alloggi per loro e gli insegnanti, e le coltivazioni per mantenerli. |