Per aprire un orfanotrofio venduta l'azienda            l'Avvenire 31/01/09

I coniugi Ghirardello oggi ospitano 50 bambini. "E vogliamo dare loro anche un futuro"   -  da Malindi

Incontriamo i coniugi Adriano e Giovanna Ghirardello nelle sede di malindikenya.net. La loro storia è semplice ed esemplare allo stesso tempo. "Dopo anni che venivamo in Kenya come turisti ci siamo detti: "la vita è adesso, non domani, non quando andremo in pensione". Allora abbiamo venduto la nostra azienda, comprato una casa qui e costruito un orfanotrofio per 50 bambini".
Quasi 40 chilometri di pista tracciata nella terra rosso sangue della savana ed eccoci a Pumwani, splendido e rigoglioso altopiano dove un edificio semplice e arioso ospita, insieme agli inservienti, agli educatori ed alla cuoca, i piccoli orfani.
"Ci sono tutti stati segnalati dai capi villaggio - dice Adriano - noi non avremmo mai potuto effettuare scelte così difficili".
In ogni stanza dormono 4 bambini: due letti a castello, 4 bauli in metallo una scrivania. Un arredamento ai nostri occhi spartano.
"Con pazienza abbiamo insegnato a usare le lenzuola e a rifarsi i letti" aggiunge Giovanna. Molte le aree comuni e tra esse un piccolo dispensario con una riserva di farmaci che permette di curare direttamente i bambini senza allontanarli dalla loro casa.
"Su tutto - continua Giovanna - sovrintende la "matron", ovvero la governante, che ha anche fatto un corso di primo soccorso in modo da poter gestire i problemi medici più semplici. Tra i nostri bambini non ci sono mai stati casi di malaria, a dimostrazione che l'igiene, l'assenza di acqua stagnante e le zanzariere sono davvero efficaci".

"Noi - interviene Adriano - vogliamo dare un futuro a questi bambini, anche quando raggiungeranno la maggiore età. Per questo abbiamo comprato dei terreni ed avviato colture intensive di casuarina, da cui si ricava il legname per la struttura portante dei tetti, di un tipo particolare di eucalipto, con cui si costruiscono i pali per la luce, e soprattutto di jatropha curcas, i cui semi, spremuti a freddo,forniscono olio immediatamente combustibile che può sostituire il kerosene,almeno nelle lampade". "Sul fusto della jatropha - spiega Giovanna - cresce la vaniglia e, in questo periodo, stiamo sperimentando questo connubio, che potrebbe essere in futuro una buona fonte di guadagno per i nostri ragazzi".

I terreni più vicini all'orfanotrofio sono coltivati a pomodori, melanzane, fagioli, mais, cassavà, ananas, banane e papaia per ottenere un'autosufficienza quasi completa dal punto di vista alimentare.Non mancano le erbe medicinali e le piante curative come l'aloe vera,utilissima in caso di ustioni. I Ghirardello hanno da poco comprato una macchina che, con poco cemento unito all'argillosa terra africana,produce mattoni con cui edificare capanne più solide.

Li stanno utilizzando anche per restaurare la semicadente scuola pubblica situata vicino all'orfanotrofio, frequentata da 350 alunni.
"Abbiamo appena restaurato 5 aule e vorremmo riuscire a ricostruirla con criteri più moderni; ma sono necessari tempo e soldi. Ci sono colari che fanno 6-7 chilometri a piedi per raggiungerla e spesso restano tutto il giorno senza mangiare - dicono all'unisono marito e moglie. Prima c'era uno sponsor privato che forniva la farina per la polenta, garantendo così almeno un pasto. Oggi non c'è più e questi bambini, che a volte non fanno neppure colazione,mangiano una sola volta a casa la sera".

Per sostenere la loro attività i coniugi Ghirardello hanno costituito il Comitato Gaia onlus (www.comitatogaia.it). Paola Scarsi